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“La bellezza dell’aria in cui sono immerse le cose è non meno che impossibile” (Claude Monet)

Vita da Claude

monet_caricaturaClaude Monet nasce a Londra nel 1840 a Parigi in Rue Laffitte, e, nel 1845, il padre commerciante decide di stabilirsi in alta Normandia a Le Havre, dove tra il 1856 e il 1858 debutta come caricaturista.

Bisognerà aspettare ancora qualche decennio per arrivare all’impressionismo che lo renderà una superstar della pittura moderna.

Ritorni a Parigi. Fughe a Londra. Viaggi particolari.

Tutto questo Monet lo rilancia sulle sue tele, si slega dai contorni, dal disegno, dall’aderenza al reale, all’esistente, per arrivare a fermare le sensazioni. Quell’impossibile e inafferrabile affidato alle sue pennellate coraggiose, che lo ha reso a noi tutti noto.


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Nel 1878 Claude si trasferisce in questo villaggio rurale alla ricerca di una dimensione più semplice, in un momento economico e personale non semplice.

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L’immagine qui sopra ritrae Camille, sua amata moglie, madre dei suoi figli e suo unico “vero amore” (con buona pace di Alice che le succederà di lì a poco) sul suo letto di morte.

A mio parere si tratta dell’opera più bella, dolce e delicata che ci sia in mostra a Torino. Monet non era esattamente un pittore di figura, ma come lo descrive l’amico Bazille in una lettera “piuttosto forte nel paesaggio”…ma con Camille che cosa stia rappresentando diventa davvero ininfluente.

La fine della sua vita sembra perdersi in un paesaggio innevato, gelido. Come il dolore che probabilmente stava provando Claude, e che sentiamo anche noi. I toni dell’azzurro del tulle diventano un pretesto per evocare i tratti del suo volto che si vanno facendo rigidi, come trattenuti dal gelo.

“Vedevo i colori del suo viso che la morte andava modificando”

Ci trasmette una sensazione, un’emozione, un dolore, una solitudine.

Impressionismo sì, impressionismo no.

Gli impressionisti, e Claude Monet in particolare, non sono troppo amati dalla critica, né dagli appassionati d’arte moderna. Troppo facili, vuoti, privi di contenuti significativi.

Può darsi.

Ma dobbiamo riconoscergli il coraggio di innovare, di mettere una ghiera metallica sul pennello e dare spessore al colore, di riempire la loro intenzione di quell’inafferrabile a cui prima proprio non si poteva pensare. Armati di spirito rivoluzionario, ci hanno liberato dai contorni, dal realismo, e dai soggetti storici o edificanti; e di questo, io credo, gli si possa comunque tutti essere grati.

“Monet non è che solo un occhio, ma che occhio!” (Paul Cézanne)

 

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